Vittorio Giardino visto da Piero Caniparoli

Sabato, 1 novembre 2008.
A Lucca non è facile muoversi nella calca dei padiglioni, consulto la piantina relativa a quello degli editori, ma mi ci perdo lo stesso un po' dentro e arrivo allo stand dove ho appuntamento con Vittorio Giardino, con 15 minuti di ritardo. Lo vedo intento a firmare autografi e disegnare, una coda di persone è in attesa del proprio turno. Mi aveva detto in mattinata di avere tempo fino alle 16:00, ormai rassegnato per l'occasione persa, mi avvicino comunque per fissare un appuntamento telefonico nei prossimi giorni, non me la sento di strapparlo ai suoi ammiratori e certo anche lui sarà della stessa opinione.
Mi dice invece che non c'è problema, si prenderà 10 minuti di tempo per me come promesso. Quando annuncia alle persone in attesa che deve andar via per un'intervista, sento i loro sguardi ostili su di me...questa non me la perdoneranno mai. Qualcuno tenta una timida protesta, ma lui rassicura tutti e distribuisce bigliettini numerati dandogli appuntamento dopo 15 minuti allo stand della Lizard. Prende quindi cappotto e cappello alla “Max Fridman” e usciamo dal padiglione in cerca di un luogo tranquillo per fare due chiacchiere.
Troviamo un tavolo libero in un bar poco distante e ci accomodiamo.

L'idea che io mi sia scritto le domande e che abbia un registratore gli piace, lo trova efficiente; probabilmente lo associa al fatto che vengo dalla Svizzera.
Non nascondo che sono un tantino emozionato, tanto che alla prima domanda dimentico di accendere il registratore ma recupero in fretta sperando che non se ne sia accorto.
Ascoltare Vittorio Giardino, sia che parli di fumetto o di quello che gli piace fare nel tempo libero, rappresenta un piacere quasi equivalente a quello che si prova leggendo le sue opere. Il suo sorriso affabile ti mette subito a tuo agio, è una persona che ti coinvolge col suo modo di essere, semplice e disponibile.
Riporto di seguito l'intervista così come si è svolta, perchè nessuna altra versione sarebbe mai meglio di quella originale.

Dal portfolio di Città di Castello
Due Tavole dal portfolio in occasione della mostra a Città di Castello

Cosa è il fumetto per Vittorio Giardino?
Il fumetto può essere tante cose diverse, ma per me è un linguaggio che per raccontare una storia si serve di parole e immagini. Non è solo disegno, ecco, per intenderci, ma c'è sempre una storia da raccontare, sotto.

Che fine ha fatto il fumetto d'autore in Italia?
E’in pieno rilancio, dal punto di vista delle attività dei giovani.

Ci sono dei buoni autori ora che nelle scuole di fumetto si predilige forse più la direzione manga e il fumetto orientale?
Io penso di sì perchè i giovani autori ci sono sempre stati e ci saranno ancora. Magari non ne conosco tanti, perchè c'è stato negli ultimissimi anni, dopo un periodo di crisi, un aumento notevole sia di piccole case editrici di fumetti di autore e sia di giovani autori, Quindi io penso che ci sarà un grande futuro, anche se con qualche difficoltà, perché purtroppo il pubblico dei lettori non è così grande come sarebbe bello che fosse. Però… sì, gli autori ci sono.

Può fare qualche nome di autori emergenti o che lei apprezza in modo particolare?
Io sono legato inesorabilmente e conosco meglio gli autori in qualche modo più vecchi, quelli della mia generazione. In più sono abbastanza inserito, anche per ragioni di lavoro, piuttosto nel fumetto europeo che in quello italiano. Devo dire che il panorama dei giovani e giovanissimi, secondo me, in Italia è molto vivace ma forse più omogeneo che in altri paesi. In Francia, in Spagna, ho visto più personalità differenti, tre nomi fra tutti : Sfarr, Roca, Guarnido.
Però ce ne sono tanti di giovani in gamba.

Che cosa è che manca in Italia al fumetto, per non essere più un fenomeno di nicchia?
Ah.. questa è una domanda a cui non so rispondere.... credo che purtroppo nessuno sappia rispondere, perchè se qualcuno avesse la risposta, avrebbe già fondato una casa editrice di grande successo.
Certamente si può dire una cosa : qualche cosa legata alla differenza fra l'edicola e la libreria c’è e conta molto.
Infatti le iniziative di fumetti legate ai giornali, quindi distribuiti nelle edicole, hanno venduto (io ho partecipato a un paio di queste) 100 volte di più delle stesse cose vendute in libreria. E’ vero che in edicola costavano anche meno, ma sono sicurissimo che non sia solo una questione di prezzo: temo che la libreria sia un posto meno amichevole dell'edicola, per gli italiani.
O forse c'è solo meno tradizione, mentre invece in Francia la tradizione di comprare
fumetti in libreria è molto antica. Qui è molto nuova, io però non dispero che le cose possano migliorare, perché vedo che anche i grossi editori di libri cominciano a interessarsi al fumetto, cosa che fino a poco tempo fa non era neppure pensabile. Tanto è vero che la Rizzoli ha comprato la Lizard. Ed è la Rizzoli, voglio dire, non una piccola casa editrice.

La Rizzoli però anche in passato si è occupata di fumetti con delle belle edizioni.
Infatti, ma sporadicamente. Stavolta ha comprato davvero una casa editrice con l'idea di fare un’attività continuata nel campo dei fumetti. Vedremo, vedremo. Se son rose fioriranno.

Qual è il suo rapporto con la tecnologia? Televisione e computer, ad esempio?
Scarsissimo. Pur essendo io ( o forse proprio perchè sono ) di formazione un ingegnere elettronico, trovo che questo mestiere sia bello anche nella misura in cui è artigianale, cioè in cui si mettano le mani nell'acqua, si usino pennelli, acquerelli: c'è il fascino, insomma, del materiale.

Dal Portfolio Città di Castello
Ancora una splendida tavola dal Portfolio di Città di Castello



Pensa che oggi giorno con un minimo di talento, tutti possano disegnare usando il computer?
Ma, io non lo so .... E’ possibile, forse, perché il computer da’ delle possibilità che un tempo non c'erano. Eppure in questo momento ho l'impressione che sia un mezzo la cui potenza condiziona il modo di espressione, cioè che alla fine quelli che lavorano col computer si riconoscono subito, sono un po' tutti uguali. Ma sono anche convinto che questo sia solo l'inizio, probabilmente arriveranno giovani che useranno il computer come i più vecchi usavano il pennello.
Resta il fatto che la tecnologia io non la uso per lavorare perchè provo troppo piacere, diciamo così, nell'usare utensili, quindi la mia è una scelta anche di piacere. Devo dire però che alcuni giovani colleghi con i quali ogni tanto parlo mi dicono che, tranne in casi particolari e relativamente limitati, per ora usare il computer per effetti grafici non fa risparmiare tempo. Forse si usa un po' per gli sfondi oppure per colorare, perché si ottengono molti effetti e sopratutto si ripetono facilmente i colori che devono essere sempre uguali. Io però mi diverto di più a pasticciare con gli acquarelli.

Fumetto e cinema, come vede questo connubio?
Io lo vedo molto stretto, nella misura in cui si ha la coscienza che sono due linguaggi completamente differenti.
Non credo che abbiano molti punti in comune, certo è un’opinione personale ed opinabile, ma mi sembra che le trasposizioni cinematografiche dei fumetti che in America hanno tanto successo lascino molto a desiderare. A me almeno non piacciono. Vanno bene per uno che i fumetti non li ha mai letti.
Però i legami sono stretti, nel senso che gli autori di fumetti guardano molto al cinema come fonte di ispirazione, ma ho scoperto che è vero anche viceversa. Quindi da questo punto di vista è un incontro che è sempre stato proficuo, al punto tale che io ho in progetto per l'anno prossimo una mostra alla Cineteca di Bologna che dovrebbe essere doppia, cioè da una parte le mie tavole che fanno riferimento al cinema e dall'altra parte un pannello con la sequenza cinematografica originale. Se riusciremo a farla non lo so, ma dovrebbe essere abbastanza divertente.

Però non credo né alla trasposizione automatica in cinema del fumetto e nemmeno viceversa. Cioè, anche sui fumetti tratti dal cinema, come è stato per “Guerre Stellari” e altri, non sono d'accordo. Credo che nascano sopratutto dal desiderio commerciale di sfruttare il successo del film. Stessa cosa dicasi per i film tratti dai Supereroi; i lettori dei fumetti Marvel sono una certa cifra, quindi ci si assicura in anticipo un certo numero di spettatori. Ma i risultati non mi sembrano un gran che.

Poi ci sono film che sono molto belli, molto piacevoli e sono dei veri fumetti pur non essendolo. Ad esempio, “Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta” ha i primi 20 minuti che sono presi da alcune avventure di Paperino di Carl Barks. Però solo i lettori esperti e appassionati di Carl Barks se ne accorgono. In realtà il film ha una sua autonomia, è l'unico film che io ricordi “ispirato” da fumetti che mi è sembrato perfettamente riuscito.

Città di Castello ...

Parliamo un po' dell'uomo Giardino, cosa le piace fare quando non è occupato a disegnare, scrivere o a rispondere alle interviste?
Mi piacciono un sacco di cose, io sono una persona molto curiosa, quindi con grande interesse per tante cose, dalla storia alla natura alla scienza. Come è naturale per uno che fa il mio mestiere ho un grande interesse per la letteratura, per l’arte e per il cinema, ma anche una passione antica per la barca a vela e per il mare in generale. Nella mia vita ho sempre avuto una barca ma ahimè, 2 anni fa, l’ho venduta, era una piccola barca di 5,50 metri ed era bellissima e ancora sono qui che piango. E poi, sono un uomo con famiglia, e da poco sono diventato addirittura nonno , quindi ho una grande passione per mio nipote, come è giusto che sia.
Ho un piccolo giardino che curo io, mi piace molto la natura. Non lo so, ma nel mio caso si potrebbe fare la domanda al contrario, cioè quali sono le cose che non mi interessano. Perché sono poche, davvero poche.

Ecco, allora mi dica un po’ cosa è che non la interessa?
Per esempio, non è un mio sogno avere una Ferrari o, ancora più scandaloso per un italiano, il calcio non mi interessa. Il calcio ... sono l'unico italiano che non ne sa niente ... quando se ne parla io resto in silenzio, ma non me ne vergogno, è la verità, non mi ha mai appassionato.
Ho giocato a pallone da bambino, ma non è mai stato il mio sogno. Se proprio dovessi preferire uno sport di squadra, ogni tanto seguo un po' il basket; non sono un tifoso ma mi piace di più del calcio, sinceramente.
Ho fatto diversi sport nella mia vita. Ho praticato tutti gli sport marini possibili, dal nuoto all'immersione subacquea, alla barca a vela e continuo quando posso a praticarli. Inoltre ho studiato anche un po' di arti marziali per vari anni, Judo sopratutto. Ma il calcio no, le automobili no, e in generale sono sempre stato un tipo, per così dire, campagnolo. Da ragazzo ho sognato per molti anni di andare a vivere a Parigi, ma per ragioni familiari non ci sono andato. Adesso non ci andrei più, troppo faticoso, troppo grande.. troppo rumore. Infatti ho scelto di abitare nella città dove sono nato, a Bologna, però in realtà abito talmente in periferia che abito in campagna, e ci sto benissimo. La mattina quando mi sveglio dalle finestre della mia camera sento solo gli uccellini, non c'è un rumore, un'automobile, è una cosa bellissima. Ecco, questo non si può certo chiamare un hobby, ma un privilegio.

Devo dire che in Svizzera questo è un privilegio che molti condividono, molto più che in Italia. Da questo punto di vista le città svizzere sono diverse.
Fra l'altro, apro una parentesi, spero di pubblicare presto un volume dedicato a Fridman, una specie di saggio con disegni e altro, con 4 pagine di una storia che non ho mai finito e che comincia a Zurigo nella Uraniengasse. Io spero che venga pubblicato forse addirittura l'anno prossimo.
Aggiungerò questo per chiudere: io sono uno dei pochi italiani che ama la Svizzera, che invece tanti trovano un po' antipatica in generale, forse perchè è un paese ricco. Io so però che gli immigrati non ci vivono male. Io trovo che la Svizzera sia un grande paese a cominciare dal fatto che quando ci vengo ( vado sopratutto nella Svizzera francese perchè piu' legata alla BD ) tutte le volte che attraverso sulle strisce succede questa scena buffa: io sto fermo perchè ho paura e gli altri mi guardano stupiti e si chiedono perchè non attraverso. Ecco un piccolo esempio di un’abitudine che reputo intelligente: invece di sprecare energie mentali e fisiche per qualcosa di stupido come attraversare una strada, gli svizzeri le usano per cose più importanti. Possibile che in Italia per attraversare una piazza ci si debba mettere mezz’ora e si debba arrivare di là tremando?

La prossima volta che verrò in Svizzera, probabilmente sarà a Losanna o Ginevra; è tanto che me lo chiedono, ma non so quando potrò perché ora vorrei lavorare un po’ tranquillamente al terzo e ultimo volume della storia di Jonas Fink.

Max Fridman ...


Ci salutiamo con la promessa di risentirci e magari rivederci alla prossima occasione in Svizzera. Resta giusto il tempo per un paio di foto "alla Fridman", come lui stesso dice sorridendo, peccato che abbia dimenticato la sciarpa allo stand.
Si allontana quindi verso la piazza e il padiglione mentre io tiro il fiato soddisfatto. I 10 minuti sono diventati 40. Penso alle persone che lo aspettano impazienti da quasi mezzora, e questo mi fa apprezzare ancora di più il privilegio di aver trascorso questo tempo in così piacevole compagnia.

In occasione della manifestazione di Lucca Comics & Games 2008, Vittorio Giardino ha ricevuto il premio "Gran Guinigi per un maestro del fumetto". I nostri complimenti, perchè di maestro si tratta.

Foto di B.Speranza
Consegna del premio A Vittorio Giardino da parte del sindaco di Lucca Mauro Favilla.
Foto di Beatrice Speranza, per gentile concessione dell'organizzazione di Lucca comics and Games da

Il ritratto di Vittorio Giardino è stato seguito da Piero Caniparoli.

Il link al sito di Vittorio Giardino è indicato nella nostra pagina "Siti amici".

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