Fabio Civitelli al lavoro

Il mio primo incontro con Fabio Civitelli è avvenuto in occasione della seconda edizione di Uchronia, a Bellinzona nel settembre 2008. Nel relativo articolo, lo avevo descritto come persona affabile e disponibile, un vero professionista. Non posso che confermare quella prima impressione e sono lieto di potervi presentare l'intervista che mi ha concesso pochi giorni fa, un doveroso omaggio ai 25 anni in cui ci ha fatto sognare insieme a Tex. Dopo averla letta avrete anche voi come me la certezza che in tutti questi anni a sognare con noi c'era anche lui e che continuerà a farci compagnia per tanto, tanto tempo ancora.

1) 25 anni con Tex, un traguardo importante per chi come lei ha contribuito in maniera preponderante al successo del ranger più amato dagli italiani. Un episodio di questi anni che ricorda con particolare emozione?
La fortuna editoriale di Tex è stata costruita da Gian Luigi e Sergio Bonelli con l’apporto fondamentale di Aurelio Galleppini e dei disegnatori che gli sono stati affiancati negli anni sessanta e settanta. Quando io sono stato chiamato a far parte di questo prestigioso staff, nel 1984, la collana godeva già dell’affetto di centinaia di migliaia di lettori e il mio compito, non facile peraltro, è sempre stato quello di non deludere questi lettori appassionati, facendo loro accettare il mio segno forse un po’ troppo moderno e, a detta di qualcuno, non molto adatto al genere western.
Questi 25 anni sono stati impegnativi ma pieni di soddisfazioni, l’ultima delle quali l’essere stato chiamato a realizzare l’albo a colori per i sessanta anni di Tex: è stato un momento emozionante e mi ha portato la consapevolezza di non essere più un giovane autore di belle speranze ma un disegnatore sul quale la casa editrice può contare nelle occasioni importanti (mi ha rammentato anche che il tempo passa e in un battibaleno ci siamo trovati a festeggiare un traguardo editoriale che pochi anni fa sembrava molto lontano, ma questo è un altro discorso).

Splendido disegno a colori di Tex

2) Qual'è secondo lei la ragione che tiene ancora così alto il fascino di un personaggio del West come Tex, in questa epoca "elettronica" ?
Il west di Tex è allo stesso tempo un luogo rappresentato in modo molto realistico e un palcoscenico fantastico in cui tutto può succedere, in cui l’Avventura può dispiegarsi in tutte le sue forme, e nella nostra epoca così (apparentemente) razionale tutto ciò lo rende interessante e sempre vario.
Però in fin dei conti la ragione principale del fascino che ancora esercita su migliaia di lettori è proprio Tex stesso, un eroe di grande carisma e dal carattere unico. Giovanni Luigi Bonelli ha infuso nel suo personaggio il suo modo di pensare, di agire, di vedere il mondo: Tex è lo specchio che riflette con il linguaggio del fumetto la forte personalità del suo autore, connotandolo in modo unico e riconoscibile.

3) Ha mai pensato ad un personaggio tutto suo o a realizzare una storia di Tex completamente, storia, sceneggiatura e disegno?
A dire il vero, in parte l’ho già fatto. Più di dieci anni fa ho iniziato a collaborare con Claudio Nizzi alla stesura dei soggetti, grazie anche all’amicizia e alla sintonia che negli anni si sono create tra noi e frutto di questa collaborazione sono state le storie “IL PRESAGIO”, “RITORNO A CULVER CITY” e “TUMAK L’INESORABILE” per la serie regolare e “IL DUELLO” storia breve a colori per Specchio (1998) e “IL FUGGITIVO” (Almanacco del West 2005).
Adesso però sto collaborando con altri sceneggiatori, Manfredi per questa storia che sto ultimando e che dovrebbe uscire a Luglio ed Agosto e poi Boselli per una storia di fantasmi e magia che vedrà il ritorno del Morisco, e non so se e quando si ripresenteranno le condizioni per una mia collaborazione ai testi.

4) L'accuratezza dei suoi disegni è qualcosa di straordinario. Ci parla un po' delle tecniche che usa? Riesce in ogni momento a dedicarsi completamente ad una tavola o ci sono tavole che disegna meno volentieri?
Disegnare Tex è un lavoro da maratoneta: le tavole sono tante (da un minimo di 110 per quelle più brevi fino a 330 e oltre) e le scadenze incombono, anche se meno pressanti di una volta poiché l’editore ha pensato bene di ampliare sempre più il parco disegnatori, per cui può capitare nell’arco di due anni di lavoro sulla stessa storia dei momenti di stanchezza creativa, che si riesce comunque a superare con il mestiere e l’esperienza.
Comunque a me piace molto disegnare e alla fine dei conti questo lavoro mi regala più momenti piacevoli che di fatica.
I miei disegni sono molto accurati perché, come lettore, amo i fumetti ben leggibili, dove si capisca lo svolgimento delle azioni anche senza leggere il testo, e questo mi porta a curare molto la fluidità della narrazione, con una certa cura anche per i paesaggi e la ricostruzione storica di ambienti e abiti.
Un po’ ha influito anche il mio interesse per la fotografia, che mi ha insegnato il gusto del particolare e un forte rigore compositivo.
Riguardo alle tecniche che uso devo dire di essere estremamente tradizionale, realizzando i miei disegni per la maggior parte con china e pennello su carta semi ruvida della Fabriano.
Soltanto per quanto riguarda i miei “puntini” mi avvalgo di pennarelli 01 e 02 caricati a china.
Non uso il computer se non per la documentazione via web.

Maestro del chiaroscuro

5) Le sceneggiature che preferisce e dove pensa di dare il meglio di se, quelle classiche o con un pizzico di mistero?
In ogni storia che ricevo cerco di dare il massimo, ma non v’è dubbio che le storie d’atmosfera sono le mie preferite, soprattutto perché mi danno modo di lavorare su luci notturne, quelle che prediligo.

6) Forse non tutti conoscono il suo rapporto epistolare con il grande Jean Giraud (Moebius). Ci racconta come è nata la cosa e come va avanti? Ha mai pensato ad una coproduzione fra voi due?
La cosa è molto più semplice di quello che possa sembrare: l’anno scorso ho ricevuto una breve lettera vergata a mano dal grande Jean Giraud ( fra l’altro uno dei disegnatori che preferisco in assoluto) in cui ravvisava dei punti di contatto tra il mio Tex e il suo Blueberry, e avendo apprezzato il mio lavoro, si complimentava con me.
Solo queste poche righe mi fecero toccare il cielo con un dito, ma non era finita qui: nella busta c’erano due disegni originali di Giraud, uno raffigurante Arzach e firmato Moebius, e l’altro una sua personale interpretazione di Tex firmata Gir! Inutile dire che adesso queste due opere campeggiano in bella cornice sulle pareti del mio studio e mi tengono compagnia mentre lavoro.
Naturalmente ho scritto una lettera di ringraziamento, alla quale ho allegato un disegno raffigurante una mia interpretazione di Blueberry, che gli ho inviato tramite Jean Pierre Dionnet. Ma mi era comunque rimasto il dubbio su come Giraud avesse conosciuto i miei lavori, dato che attualmente Tex non è pubblicato in Francia: per una fortunata coincidenza nel mio ultimo viaggio in Portogallo, per partecipare con la mostra sui 60 anni di Tex al Festival di Amadora, ho incontrato e frequentato lo stesso Dionnet, il quale mi ha raccontato di come il maestro francese si tenga aggiornato su tutto quello che si pubblica nel mondo, compreso il fumetto italiano che ben conosce e apprezza.
Per ora la cosa è finita qui, ma mi riprometto, la prossima volta che andrò a Parigi, di fare una visita a questo gigante del fumetto.

7) E a proposito di collaborazioni, come è nata la sua amicizia con Sergio Pignatone? Avremo ancora il piacere di ammirare altri portfolio o pubblicazioni di suoi disegni con la casa editrice Little Nemo?
Mi onoro di essere amico di Sergio Pignatone da molti anni, ma una collaborazione vera e propria è nata con la realizzazione, a cura del super appassionato Giovanni Battista Verger, dei bellissimi volumi della serie “CAVALCANDO CON TEX”, per i quali ho fatto molte illustrazioni. In seguito Pignatone, dopo aver acquistato gli originali di alcune mie storie, ha realizzato il volume “IL WEST SECONDO CIVITELLI” e mi ha organizzato una serie di mostre in tutta Italia. Il nostro rapporto si è fatto così sempre più intenso e sta portando alla realizzazione di un nuovo volume di illustrazioni inedite dedicate a Tex e al suo universo, soprattutto come ambienti e situazioni tipiche. E’ un progetto al quale sto lavorando con l’amico Verger ormai da alcuni anni e che potrebbe vedere la luce già questo autunno, magari per il salone di Lucca.

8) Cosa pensa del collezionismo di fumetti e tavole originali, è anche lei collezionista?
Mi dispiace, ma pur essendo un forte lettore non ho mai avuto amore per il collezionismo; naturalmente conosco e sono amico personale di molti appassionati collezionisti, che rappresentano il nostro pubblico più affezionato ma anche esigente.
Solo da pochi anni ho cominciato a vendere tavole originali, grazie all’insistenza di Sergio Pignatone, e devo dire che questo mercato è molto interessante e può rappresentare anche una piccola fonte in più di guadagno per i disegnatori.

9) Il fumetto italiano al di là della Bonelli, quali sono secondo lei gli autori e disegnatori emergenti?
Non avendo mai fatto distinzioni sul fumetto “d’autore” o “popolare”, voglio citare Gipi, poi Recchioni e Cremona, il cui “David Murphy 911” mi è sembrato una delle cose più interessanti degli ultimi tempi, e una menzione particolare per il mio amico Patrizio Evangelisti per il lavoro fantastico che ha fatto per “Termite Bianca”.

10) Quanto è importante per lei il rapporto diretto con i lettori?
Quanto io tenga al contatto diretto con il mio pubblico lo dimostrano le quattordici mostre alle quali ho partecipato nel solo 2008: un tour de force al quale mi sono sottoposto più che volentieri, ma che adesso ho dovuto momentaneamente sospendere per impegni pressanti nelle consegne e per qualche problemino di salute.

11) A quando copertine disegnate da Civitelli?
Questo non dipende certamente da me, dovete chiederlo a Sergio Bonelli. Comunque posso dire solo che se un giorno in Casa Editrice avranno bisogno di me per qualche copertina, non mi tirerò certo indietro. Per quanto riguarda Tex, devo dire che siamo messi molto bene: il mio amico Claudio Villa è uno dei migliori disegnatori italiani in assoluto e un magnifico copertinista. Non vedo sinceramente come si potrebbe fare di meglio.

12) Una domanda che le piacerebbe ricevere ma nessuno le ha mai fatto? Con relativa risposta, si intende .
Per concludere in stile Marzullo questa bella chiacchierata, posso farmi tranquillamente questa domanda:
Data la mia passione fin da bambino per i fumetti e per i libri, perché cavolo ho scelto di fare il disegnatore e consumarmi gli occhi sulle vignette fino a tarda notte, quando con molta meno fatica (e più guadagno) avrei potuto fare lo sceneggiatore?
Non so darmi una risposta precisa: forse perché mi piace guardare il mondo e interpretarlo con il disegno, forse perché non riesco a stare più di qualche giorno senza prendere i pennelli in mano, forse perché queste non sono scelte che si fanno razionalmente, fatto sta che è andata così, e a me va bene comunque.

Tex

Tutti i disegni sono copyright di Fabio Civitelli che ringraziamo per averli messi a nostra disposizione.

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