Esperanto

Nel mio girovagare nel web mi è capitato più volte di passare per Radio Herzberg ma da quando a fine settembre, Otto Gabos ha cominciato a pubblicare il “Diario di bordo delle tappe di avvicinamento alla pubblicazione di Esperanto” la lettura del suo Blog mi ha coinvolta e incuriosità sempre di più.
A Lucca ho acquistato il suo libro e l’ho letto tutto, durante il mio viaggio di ritorno a Pavia.
“Esperanto” non delude è un bel libro che offre molti spunti per riflettere su una realtà solo apparentemente simile alla nostra e su “… pezzi di un altrove che non so come definire”.

1 - Dopo aver finito di leggere Esperanto mi sono detta "oh ...............dopo tanta gente convinta che il proprio ombelico sia il mondo, dopo tante noiose storie personali, finalmente un' "ucronia" come tu stesso la definisci. Perché Esperanto? Come nasce?

Nasce da lontano. È il frutto di una lunghissima sedimentazione iniziata con un fatto decisivo. Ero ragazzo e ascoltavo come tutti i ragazzi molta musica. Per gli amici ero quello che ascoltava “musica strana” perché non mi piaceva il reggae, i Led Zeppelin e avevo mollato i cantautori classici. Ascoltavo punk e new wave. Un giorno in TV vedo Franco Battiato, che conoscevo come compositore di elettronica e newmusic, che si aggirava per le stradine umide di un villaggio turco. In testa aveva un colbacco di pelo d'astrakan e cantava L'era del cinghiale bianco.
È stata la folgorazione. Ascoltando Battiato ho scoperto Guenon, Gurdjeff e poi da loro sono arrivato a Mircea Eliade, Cioran. Tante letture, lenta sedimentazione con una direzione precisa. Non è un caso che a un certo punto ho creato il mio doppio Otto Gabos. Il mio doppelganger mitteleuropeo che vive solo d'inverno, in perpetuo transito verso l'altra parte.

Non so se Esperanto si possa inserire nell'universo della fantascienza. Forse per comodità e ordine librario. Forse è più simile al feuilleton, comunque sia ogni tanto torno nei territori di uso comune della fantascienza. L'ho già fatto in passato e penso che lo rifarò. Alla fine creare mondi e immaginari è uno degli aspetti della narrazione che più mi piace.
La cosa strana, casomai, è perché abbia fatto Esperanto solo di così recente e non prima. Forse non ero pronto. Fare pop non è semplice e per me Esperanto ha molti elementi pop.

2 - Per te come già per Umberto Eco, Enzo Biagi, Jules Verne, l´Esperanto lingua dell´umanità (esatto contrario della Torre di Babele e le sue lingue dei popoli) potrebbe rappresentare un passaggio d´unificazione tra i popoli?

Sarebbe bellissimo e comodissimo. Pensa che pacchia viaggiare senza il problema di non capire e di non essere capiti. Sarebbe tutto diverso. L'esperanto è una speranza, anzi la Speranza. Tutto ruota intorno ai problemi della comunicazione che con il tempo si dilata sempre di più. Inarrestabile. Siamo sempre più protesi verso Babele. Alla velocità della diffusione si affianca la moltiplicazione degli strumenti. Ormai abbiamo urgenze e bisogni assoluti di strumenti che fino a vent'anni fa ignoravamo. Pensavamo ancora alla conquista dello spazio. Poi è arrivato Gibson con il cyberpunk.
Ho comunque seri dubbi di una tardiva diffusione dell'esperanto. Rimarrà circoscritto all'elite dei parlanti appassionati. Escono riviste, escono, libri, si fanno convegni, meeting, però non si va oltre. La lingua per vivere dev'essere parlata per le strade, dev'essere storpiata, violentata. La vera lingua è una bastarda imbastardita.

Gloria al Caos

3 - Il tuo Kommandatur Gordea con "la grande ruota degli auspici" altro non è che un cultore della Kabbalah, perché questo richiamo?

Il potere dei numeri in Esperanto diventa il ponte tra uno dei protagonisti, l'ebreo polacco Bemporad, matematico ed cultore di Kabbalah e l'altro mondo basato sempre sul legame tra numeri e parola. È il linguaggio comune. Per Bemporad arrivare nel continuum di Esperantia è stato come materializzare nella carne e nell'anima quanto prima era stato solo oggetto di studio prima e disperazione escapista dopo quando era chiuso nel lager di Majdenk.
In Esperantia gli algoritmi esoterici di Wall Street sono diventati assolutamente essoterici, a larga diffusione popolare . La globalizzazione avviene attraverso il calcolo, l'oracolo tascabile. Scienza matematica si fonde con l'oroscopo sul quotidiano. Si è ritornati alla coinceidenza tra scienza e magia. L'astrologo è astronomo senza temere di confondere i vocaboli. Essendo un luogo laico a Esperantia non c'è clero non c'è religione. Una liturgia senza mediazione. L'interpretazione è un atto intimo e individuale dove il celestissimo Podestà è semplicemente quello con più fantasia e memoria.

Celestissimo

4 - La popolazione di Esperantia è assuefatta , stordita dal gioco, c´è una similitudine con la nostra realtà annegata nel mondo dei videogiochi e della tv spazzatura?

Non lo posso negare. Però posso anche dire che non è stato progettuale. Me ne sono accorto strada facendo che le analogie erano tante, tantissime. A un certo punto durante la realizzazione sono stato a Las Vegas ed è stato in mezzo alle slot machine, ai tavoli da gioco, alle facce dei drogati dei gioco che non ho più avuto remore e ho calcato la mano. Ho lasciato che gli abitanti di Esperantia seguissero il loro destino scellerato.
La cosa bizzarra è che a me non piace giocare. In generale il gioco non mi piace. Carte, scacchi, dama, roulette, solo noia. Per non parlare dei videogiochi. Come non esistessero. È uno degli altri mondi possibile che proprio non mi attraggono. Forse il Risiko, ma molto di rado. Non so perché ma è così. Sarà un inestinguibile senso di colpa cattolica che aleggia e rinforza il comportamento etico? Forse...
meno male che seguo il calcio, anzi lo seguo moltissimo. Altrimenti, mamma mia...

Il gioco


5 - Otto Gabos sognava di diventare disegnatore di supereroi "possibilmente Marvel" quindi il tuo Xabu con gli stivaletti alla Devil è il tuo supereroe? Hai voglia di parlare di questa tua passione?

Xabu è Matt Murdock quando non aveva ancora deciso di diventare Devil.
È stato davvero liberatorio disegnare quelle scene sui tetti. In quelle tavole mi sono sentito un po' John Romita (entrambi), un po' Kirby. È stato come essere adulti sentendosi bambini. I supereroi sono stati i miei nutrimenti dell'infanzia. Leggevo una marea di fumetti che comprava mio padre, a sua volta appassionato. Tra tutti però quelli che amavo che mi facevano sognare, che mi facevano contare i giorni tra un'uscita e l'altra erano i supereroi Marvel, tengo a precisarlo, Marvel che erano tutt'un'altra cosa rispetto a quelli della DC. Poi crescendo la mia carriera ha preso un'altra direzione. Nutrimenti popolari, poi la conversione illuminante a Frigidaire e tutto quello che ne è conseguito.
Esperanto è stata la prima volta che ho scritto e disegnato completamente qualcosa di molto vicino a quel modo di intendere i fumetti.

Xabu


6 - Risolti i tuoi dubbi tra Claudio Lolli e gli Chic, che influenza ha la musica sul tuo lavoro?

Senza la musica non esisterebbe Otto Gabos. Quindi è essenziale. Sono uno di quelli che dice che il rock'n'roll gli ha salvato la vita. La musica mi ha fatto capire le cose, mi ha dato la forza, mi ha consolato, mi ha fatto compagnia, mi ha ispirato, mi ha dato le idee. E fa ancora tutto ciò. E spero che lo faccia per sempre. Mi ha strappato con forza da un destino segnato di nerd facendomi scoprire prima la rabbia punk, poi con la new wave che chiunque dotato di idee e testa poteva esprimersi artisticamente. Per anni quando ero ancora indeciso se fare musica o fare fumetti procedevo oscillando da una parte all'altra. Poi Otto Gabos ha preso il sopravvento per consapevolezza di mezzi e di opportunità. Da poco però è tornato anche il mio doppio musicale. Ho composto e suonato la colonna sonora del reading che porto in giro per promuovere i miei libri.
È stato un po' come riscoprirsi, ritrovare una parte di sé. Tutto davvero molto bello...

Doppia tavola

L'autore a Lucca mentre realizza un disegno con dedica

... ed ecco il risultato

ESPERANTO
di Otto Gabos
Formato: 16,5x24
Pagine: 144 pagine
Prezzo copertina: euro 18,00
Collana: Altrevisioni
BlackVelvet Editrice
ISBN: 978-88-96197-20-2

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