La copertina del libro

Ho cominciato a leggere il libro di Francesco Garcea con un po’ d’ansia devo ammetterlo e con un po’ di scetticismo. L’avevo molto cercato ero curiosa, 2 volte lo avevo ordinato e sono riuscita finalmente ad averlo, me l’ha procurato un amico … suo fratello, … e se non mi piacesse?
Scetticismo perché confesso per me, il romanzo storico è Valerio Massimo Manfredi, nessuno può essere come il mio Valerio Massimo Manfredi. Insomma mi sono avvicinata al libro di Francesco con le premesse peggiori, poi ho rotto gli indugi e ho cominciato a sfogliare le prime pagine cercando termini di paragone ma il libro è avvincente e ben presto mi sono dimenticata delle mie remore e ho continuato a leggerlo tutto di un fiato fino alla fine. Quello di Francesco Garcea è un romanzo storico intriso di giallo con uno stile molto personale che nulla ha a che vedere con Valerio Massimo Manfredi, riesce a trasmettere la passione per ciò che ci racconta e non ti annoi non salti le righe per arrivare alla soluzione, anche se la suspense è tanta.
Nel romanzo di Garcea si sente l’odore della terra, dell’umido, dell’aria che ristagna, del tempo che si ferma, narra gli eventi più come un ricercatore che come un documentarista.
Quando si arriva al finale, si ha l’impressione che avesse ancora molto da raccontare e ci si consola cercando le varie illustrazioni della Sibilla, di Cuma, andando a rispolverare o a leggere i passi di Virgilio.

Cuma: rampa di accesso all'acropoli con Torre Bizantina

1 – Cosa ti ha spinto a scrivere un libro?
La noia. Erano anni che leggevo libri sperando di essere folgorato, prima o poi, sulla “via di Damasco” da qualche autore che davvero mi affascinasse. Inutilmente. Era sempre la solita solfa e non quella che divoravo da ragazzo, romanzi di fantascienza memorabili o thriller mozzafiato. Così, un giorno, decisi di scrivermelo io un libro, così, tanto per passare il tempo e per vedere se ne ero capace. Ai posteri l’ardua sentenza!

2 – Perchè proprio la Sibilla?
Per vari motivi. Innanzitutto volevo scrivere un romanzo ambientato nei Campi Flegrei, la zona dove vivo e lavoro e che conosco molto bene fin da ragazzo (ci venivo a mare e poi in “ricognizione” con gli amici del Gruppo Archeologico Napoletano alla ricerca di siti archeologici ancora inesplorati). Quindi la scelta è caduta, logicamente, su Cuma, la più antica colonia Magnogreca d’Italia e da li, il passo è stato breve: qual’era la figura cumana più misteriosa ed affascinante se non la Sibilla? Non si sa nemmeno se sia davvero esistita e tracce non ne rimangono. Così ancor oggi non è conosciuto il luogo, la grotta, nella quale proferiva i suoi responsi. La mia fantasia era libera di andare a briglia sciolta.

3 – Ti sei attenuto strettamente al mito della Sibilla o hai elaborato e arricchito il racconto del mito con la tua fantasia?
Ho studiato a lungo il mito delle Sibille e la Sibilla Cumana in particolare, quindi tutto ciò che appare nel romanzo è “veritiero” od almeno verosimile dal punto di vista storico. Chiaramente poi ho lasciato libera la fantasia di galoppare senza freni.

4 – Quanto di autobiografico c’è fra te e Stefano Devoto?
Molto, in lui rivedo me stesso più giovane, dalla passione per l’archeologia ed i vecchi film di SF, alla cocciutaggine di voler a tutti i costi scoprire il mistero che ci circonda, siano astronavi sepolte o semplici ville romane!


5 - Hai mischiato due passioni, archeologia e fantascienza, quanto hanno in comune?
Probabilmente tutto. Fin da ragazzo (10-12 anni) leggevo libri di SF e di archeologia e mi appassionavano i film in B/N, quelli di Jack Arnold o Val Guest, per intenderci. E poi c’era quel settore della letteratura di SF che si chiamava Fantarcheologia ed era quello che mi incuriosiva di più. Quindi, quando vidi per la prima volta il film “L’astronave degli esseri perduti”, terzo episodio di Quatermass del 1967, nel quale archeologi londinesi scoprono un’astronave marziana durante gli scavi della metropolitana, ne fui davvero colpito. Riconosco, quindi, di essermi ispirato a questo film per il mio romanzo. Quindi le due cose, fantascienza ed archeologia, per me, sono davvero molto vicine l’una all’altra, col fascino della scoperta, dei viaggi, della ricerca. Chiaramente il mio lavoro non è fantascienza in quanto per essere archeologi bisogna avere i piedi ben piantati in terra e non fare voli di fantasia che possano depistarti. Comunque il fascino della scoperta è unico nel suo genere.

6 - Nasce prima la tua passione per l’archeologia o quella per la scrittura?
In verità non saprei. Ricordo che fin da piccolo un mio zio mi portava spesso in giro per scavi e mi diede da leggere molti libri che riguardavano la religione dell’Antico Egitto, e da li, credo, nacque la mia passione per le antiche civiltà sepolte. Comunque scrivevo raccontini di SF fin da quando ho imparato a scrivere. Certo, a rileggerli ora erano molto “miseri” e scritti male, non possedevo ancora uno stile, ammesso che oggi io l’abbia! Forse un giorno dovrei riprendere questi vecchi racconti, tutti caratterizzati da un finale “a sorpresa” e rivederli, potrebbe essere divertente. Uno solo di essi fu pubblicato su una Fanzine amatoriale “Verso le stelle” nel numero 5 del marzo 1980. Si intitolava “Colui che ritraeva il buio” ed a rileggerlo oggi mi vengono i brividi, ma non di paura, bensì di terrore puro per la scrittura! Chissà, forse un giorno potrebbe diventare un pezzo da collezione!

La Fanzine Verso le stelle

7 - Ti ispiri in particolare a qualche scrittore?
Amo molto i classici degli anni cinquanta e sessanta, da Clarke a Bradbury (forse il mio preferito), da Asimov a Sturgeon, ma credo che siano troppo lontani dal mio “stile”. Di loro amo la capacità di affascinare il lettore con le loro storie fantastiche ma, credo, che per Le lacrime della Sibilla io mi sia ispirato, molto più semplicemente, ad uno scrittore contemporaneo ed italiano, Valerio Massimo Manfredi.

8 – Citi passi dell'Eneide ad inizio capitoli e strofe di Kashmir (Led Zeppelin); potrebbe sembrare un po’ irriverente?
Affatto! Trovo che siano due classici intramontabili. In fondo anche i Led Zeppelin erano affascinati dal mistero, dal Fantasy: pochi sanno, forse, che nei loro testi ci sono molti richiami alla mitologia antica ed a Tolkien. In fondo il primo vero scrittore di SF non è stato Omero con la sua Odissea? Nel poema c’è tutto ciò che sarà poi utilizzato in seguito, fino ad oggi, per scrivere libri: avventura, viaggio, ricerca, mostri, streghe, amori, tradimenti, vendette… e potrei continuare per un po’. Inoltre, insieme all’archeologia ed alla SF l’altra mia grande passione è sempre stata la musica, il rock. Come farne a meno?

9 –Il tuo libro è bello e avvincente peccato abbia una scarsa distribuzione, come mai?
La casa editrice, L’Isola dei ragazzi, è una piccola casa che si occupa prevalentemente di letteratura per ragazzi da distribuire nelle scuole, perciò solo nelle grandi librerie – soprattutto della Campania – è possibile trovare il romanzo. Inoltre, come ben si sa, oggi è difficile pubblicare un libro senza sborsare euro di tasca propria, per cui ho preferito questa soluzione che attendere anni la risposta positiva di un grande editore. Infatti il romanzo, inizialmente, non era indirizzato ai ragazzi, ho dovuto ridurlo e semplificarlo perché potesse rientrare nei limiti della collana.

L'ingresso a quello che viene indicato come l'antro della Sibilla

10 - Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nello scrivere e come le hai superate?
Inizialmente ho cestinato interi capitoli perché li trovavo orribili. Poi ho capito che non dovevo scrivere “di testa” ma così, come mi veniva giorno dopo giorno, lasciandomi guidare dall’ispirazione (od era la Sibilla?). E’ stato più facile lasciare andare la fantasia a briglia sciolta e controllare soltanto che il romanzo funzionasse logicamente. E poi mia moglie Marisa mi ha aiutato moltissimo con l’Italiano e con i suoi consigli.

11 – Hai altri progetti letterari di prossima realizzazione? Se si, ci anticipi qualcosa?
Certo! Ho iniziato a scrivere una saga fantasy per ragazzi (ho già terminato i primi due romanzi) ed il primo libro è in giro per case editrici. Speriamo bene. Inoltre ho terminato anche un giallo che vira nella SF e questo è stato spedito al Premio del Giallo Mondadori. Se son rose, fioriranno.

12 – Una domanda che ti faresti da solo
Chi te lo fa fare di impiegare tanto tempo in ricerche per poi scrivere i tuoi libri invece di dedicarti soltanto al lavoro? Chiaramente non lo so. Forse scrivere mi rilassa, mi appassiona. E’ affascinante vedere come un libro che, un minuto prima non sai nemmeno che esisteva nella tua mente, sta invece prendendo corpo lentamente, quasi da solo, senza che tu possa farci niente. La mattina mi sveglio, seggo alla scrivania ed inizio a scrivere, così, senza nemmeno il caffè. E funziona! Che poi piaccia anche ad eventuali lettori, è tutta n’ata storia, come diceva Pino Daniele.

archi romani del Tempio di Giove sull'acropoli
Cuma: tempio di Giove, battistero di epoca Cristiana.

Titolo: Le lacrime della Sibilla
Autore: Francesco Garcea
Editore: L'Isola dei Ragazzi
Data di Pubblicazione: 2008
Collana: Campania my love
ISBN: 9788895621142
Pagine: 143
Prezzo: € 11.00

Realizzazione video di Enza Mandelli. Foto e disegni: Raffaele Garcea

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