Ultimatum alla terra

E’ da alcuni decenni che il cinema Hollywoodiano ripropone remake di pellicole di successo del passato, soprattutto degli anni a cavallo fra i ‘50 ed i ‘60 del secolo scorso. Alcuni di questi film sono opere egregie – poche, per la verità – mentre la maggior parte denota l’incapacità delle Major e dei loro sceneggiatori di pescare a piene mani nel calderone della letteratura per ispirarsi a qualcosa di nuovo. Questo accade un po’ in tutti i generi cinematografici ma è il filone fantascientifico che sta subendo un attacco, a mio modo di vedere, devastante per la fantasia degli autori e degli spettatori. Oltre che ricorrere al solito P.K. Dick – ma ormai sono pochi i suoi romanzi non ancora utilizzati, come La svastica sul sole od Ubik, mio signore – si sfornano remake come pagnotte da una catena di montaggio per sopperire, appunto, ad un calo di fantasia e di immaginazione irreversibile. Eppure la letteratura di SF ha prodotto veri e propri capolavori che spesso debordano dai limiti del genere, con autori che hanno saputo guardare al futuro, ma anche al presente, con occhio indagatore, analitico, immaginifico ed a volte profetico e poetico.

 

I robot

E’ quasi ridondante ricordare i maestri cari a tutti gli appassionati, da Asimov (del quale è stato sceneggiato solo I Robot per un bel film e sembra in preparazione, addirittura, la prima pellicola tratta dal Ciclo della Fondazione!) a Clarke (suo è il racconto breve La Sentinella che ha fornito a Kubrick lo spunto per 2001: Odissea nello spazio); da Crichton (in verità quello più saccheggiato in assoluto con Andromeda del 1971 diretto da R. Wise, L’Uomo Terminale del 1973 di M. Hodges e le due pellicole dirette da lui stesso Il Mondo dei Robot del 1973 e Futureworld del 1977). E tutti gli altri, da Simak a Williamson, da Phol a Sturgeon, da Hubbard a Brown? E questo solo per citare i “classici” e non menzionare i più recenti o gli autori Cyberpunk. Ray Bradbury, uno dei più grandi autori di SF (e non solo) è stato pochissimo usato, tranne che dal piccolo schermo per le sue Cronache Marziane ed il solo che abbia ispirato o addirittura sceneggiato pellicole di successo è stato R. Matheson. Di lui ricorderemo I Am Legend che ha ispirato ben tre pellicole (delle quali parleremo fra poco), Tre Millimetri al giorno che ha generato il capolavoro assoluto di uno dei registi di SF più grandi anche se poco conosciuto, e cioè Jack Arnold, per concludere con Duel, dal quale Spielberg ha tratto il suo primo successo. Ma, in fondo, per la mole enorme della letteratura di SF è davvero poco (ci sarebbe molto da dire sui rapporti fra letteratura e cinema di SF, chissà, in un prossimo intervento…).

InvasionE ritorniamo ai Remake. In questo breve excursus (alcune puntate, se la trattazione interesserà i lettori) cercherò di ricordare la lunga serie delle pellicole che hanno subito la dura legge dei “rifacimenti”, per la maggior parte poco lusinghieri. Iniziamo dagli ultimi due casi del genere, due pellicole che mi hanno profondamente deluso e fatto rimpiangere gli originali. Sto parlando di Invasion del 2007 diretto da Olivier Hirschbiegel (e chi è costui?) e di Ultimatum alla terra del 2008, di Scott Derrickson. In entrambe le pellicole il cast di tutto rispetto (la Kidman e Daniel Craig nel primo; Keanu Reeves e Jennifer Connelly nel secondo) non sono riusciti a salvare la mediocrità di quanto realizzato. Invasion è il remake di ben tre pellicole tutte ispirate al capolavoro letterario di Jack Finley Gli Invasati”del 1955 e, sebbene sembri il più vicino all’originale letterario, è probabilmente il meno riuscito, forse per i problemi di produzione che ha dovuto subire durante la lavorazione. Ma la pellicola manca di mordente, la sceneggiatura non è sempre coerente, ed il personaggio di Craig, che nel libro e nelle pellicole precedenti era fondamentale, si perde per strada.

Certo, era difficile bissare il successo del film di Don Siegel L’Invasione degli Ultracorpi del 1956 dal quale scaturì anche un acceso dibattito sui significati che il regista aveva voluto sottintendere. Ricordiamo che era il periodo della Guerra Fredda e che gli alieni, soprattutto al cinema, erano visti come l’incarnazione del Comunista invasore. Ma molti critici hanno rivalutato la pellicola ed anch’io credo che né Finley né Siegel abbiano pensato ai Russi ma semplicemente alla disumanizzazione della civiltà dei consumi che rende tutti uguali e senza anima (ricorda un po’ gli Zombi di Romero e il loro affannarsi intorno al centro commerciale, o sbaglio?). E poi vi sono scene che ancora oggi a rivederle mettono i brividi, basti pensare a quella nella quale l’amico del dottore (il personaggio principale che racconta in prima persona gli avvenimenti) trova un corpo incompleto sul suo tavolo da biliardo, un corpo che si sta formando lentamente e che ha i suoi stessi connotati! Come non rabbrividire ancora oggi al pensiero di qualcuno (o qualcosa: la società dei consumi che spersonalizza la persona e lo rende solo un acquirente da conquistare) ci sta togliendo l’anima (perché in fondo è di questo che si tratta) e la nostra libertà di scelta? Non voglio andare oltre, ma consiglio a tutti di rivedere la pellicola. Le altre due trasposizioni su pellicola del romanzo, sebbene non all’altezza di quella di Siegel, sono entrambe dei bei film. Ricordo brevemente Terrore dallo spazio profondo del 1978 diretto da P. Kaufman e Ultracorpi: l’invasione continua del 1993 di Abel Ferrara, che si svolge all’interno di una base militare, un luogo dove, già di per sé, la natura umana è “disumanizzata” e privata della libertà di scelta.

L'invasione degli ultracorpi The day the earth stood still

Concludiamo questa prima puntata con Ultimatum alla terra che, confesso, è uno dei miei film di SF preferiti in assoluto. Chiaramente mi riferisco alla versione originale del 1951 diretta da R. Wise, memorabile sia per la caratterizzazione del primo alieno “buono”, Klatu, interpretato da M. Rennie, che per il robot Gort, il poliziotto astrale capace “di fermare gli orologi in tutto il mondo” (in effetti il titolo inglese era The Day the Earth Stood Still).

Ultimatum alla terra

Il messaggio era chiaro ed anche rivoluzionario per l’epoca (ancora la Guerra Fredda): dobbiamo finirla di combattere fra di noi altrimenti la nostra civiltà scomparirà, poco importa se a causa di una guerra atomica definitiva o per l’intervento di una civiltà aliena che teme la nostra arroganza ed il nostro imperialismo conquistatore (ieri gli aborigeni e gli indigeni dei nuovi continenti, oggi i mercati di tutto il mondo, domani gli altri pianeti dell’universo). E la pellicola si concludeva con l’alieno che parla agli scienziati di tutto il mondo riuniti ai piedi della sua astronave a forma di disco volante, dicendo loro, appunto, di non esagerare nella nostra asociale ed egocentrica visione dell’universo: non siamo soli, e se diamo troppo fastidio potremo non solo autodistruggerci ma addirittura scatenare le ire di Gort (il robot quasi divino).

E cosa resta di tutto ciò nella pellicola del 2008? Nulla, solo gli effetti digitali, un alieno che non sa che pesci pigliare ed un Gort, inizialmente molto ben realizzato, che alla fine del film si tramuta in una serie di scarafaggi distruttori di ogni forma di vita terrestre. Il robot del 1951 era indistruttibile e convinceva gli umani semplicemente “fermando il tempo”, quello contemporaneo usa le nano-tecnologie per annientare il genere umano.

Ecco, credo che questo sia un po’ il problema della maggior parte dei remake odierni: troppa tecnologia, effetti speciali che rimbombano nella mente dello spettatore, confondendolo e facendogli perdere di vista la realtà del cinema: quella di raccontare delle storie, semplicemente, sia con parole, immagini ed anche con le tecnologie di oggi che possono creare cose “mai viste prima”. Purtroppo l’uso delle nuove tecniche digitali, se talvolta crea dei capolavori (la trilogia del Signore degli Anelli per dirne uno), nella maggioranza dei casi genera mostri confusi e pellicole fracassone. Nella seconda puntata parleremo di altri classici del genere, dal Pianeta delle scimmie a Godzilla, da La guerra dei mondi a 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra.

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