Tarantula

Appunti sul cinema di Jack Arnold.

Alieno: “Non siete ancora pronti per incontrarci da amici.”

John: “Perche no?”

Alieno: “Perché rimarreste inorriditi alla nostra vista. Se foste discesi voi sul nostro pianeta sarebbe forse stato differente. Noi comprendiamo di più.”

Giorno. Un deserto assolato, rari cactus spinosi dai rami simili a braccia di fantasmi vegetali, alcune formazioni rocciose composte da macigni giganteschi accumulati a casaccio gli uni sugli altri da antichi titani. I due personaggi principali – lo scienziato Matt Hastings e la giovane biologa molto avvenente Stephanie Clayton – stanno ammirando la natura selvaggia del luogo che sembra appartenere a un altro pianeta quando la tranquillità è all’improvviso rotta da sassi e rocce che rotolano giù senza apparente motivo.

Mentre i due risalgono in macchina e si allontanano chiedendosi la ragione di quell’evento singolare, da dietro i macigni spuntano le zampe pelose di una gigantesca tarantola. E’ lei che ha provocato la piccola frana e ora si appresta a iniziare la sua mattanza.

Tarantula

Ancora giorno. Probabilmente lo stesso deserto assolato. Anche qui i due protagonisti – l’astronomo dilettante John Pottman e la fidanzata Ellen, maestra della scuola del paesino di Sand Rock in Arizona – vedono qualcosa di strano pararsi dinanzi alla loro auto ma quando scendono, non c’è nulla, solo una striscia argentata che attraversa il lungo nastro di asfalto che taglia in due il deserto. Il giorno seguente sempre i due protagonisti incontrano due tecnici dei telefoni al lavoro e John, insieme a uno dei due, può ascoltare suoni sinistri provenire dalla linea aerea. Qualcuno - o qualcosa – sembra spiarli da lontano. Si tratta di esseri provenienti da un altro mondo che assumono sembianze umane per poter girare indisturbati in città nel tentativo di riparare la loro astronave in panne precipitata sul nostro pianeta.

Deserto

Gli appassionati di cinema di SF avranno riconosciuto due fra le pellicole storiche più famose degli anni ’50, TARANTOLA (TARANTULA del 1955) e DESTINAZIONE… TERRA! (IT CAME FROM OUTER SPACE del 1953), uno dei primi film in 3D.

Ancora. Una laguna amazzonica dalle acque nere e fonde, immote, circondata da una vegetazione ancestrale che sembra stringere in un abbraccio soffocante la piccola imbarcazione che ha osato invadere la sua intimità.

Mostro laguna nera

Vi abita una creatura anfibia, anello di congiunzione fra il pesce e l’uomo, una creatura primitiva che deve combattere contro alcuni scienziati che vogliono catturarla e strapparla al suo habitat naturale.

Altrove. Una spiaggia in Florida dove, in una grotta presso il mare, alcuni bambini giocando, trovano – vengono “chiamati” da – un alieno simile a un gigantesco e molliccio cervello che li convince a sabotare il lancio di un razzo armato. L’alieno deve impedire che una razza brutale e guerrafondaia – la nostra – porti la sua barbarie anche nello spazio. E qui stiamo parlando del magnifico IL MOSTRO DELLA LAGUNA NERA (CREATURE FROM THE BACK LAGOON del 1954) anch’esso in 3D e de I FIGLI DELLO SPAZIO (THE SPACE CHILDREN del 1958).

Cos’hanno in comune queste quattro pellicole degli anni ’50 oltre al regista, il poco conosciuto ma rivalutatissimo Jack Arnold, autore di alcuni dei capolavori del genere SF? Le ambientazioni. Da una parte il deserto, l’elemento “Terreno”, dall’altra la laguna e il mare, l’elemento “Acquatico”. Entrambi questi elementi, però, sono accomunati anche da altri due e più importanti elementi: lo “Spazio” e il “Tempo”. Dalle profondità siderali – come si diceva una volta – provengono alieni molto lontani da noi, anche mostruosi, ma senz’altro più civili e comprensivi della razza umana mentre dalle profondità del tempo arrivano fino a noi mostri “antidiluviani”, creature primitive e dagli istinti basilari.

E qui potremmo aggiungere una quinta pellicola del nostro autore, forse meno famosa ma ugualmente interessante, e cioè RICERCHE DIABOLICHE (MONSTER ON THE CAMPUS del 1958) che potrebbe essere accomunata a TARANTOLA, in quanto anche in questa pellicola è la scienza a provocare la mutazione di un uomo in un mostro primitivo dopo il rinvenimento di un pesce preistorico che emana una radiazione che ha la capacità di far regredire gli esseri umani. Quindi il Tempo è fondamentale nei film di Jack Arnold. Gli alieni di DESTINAZIONE… TERRA! hanno bisogno di più tempo per riparare la loro astronave, e questo tempo può darglielo solo il protagonista umano, John, l’astronomo dilettante dalla mente aperta verso il futuro e lo spazio, il solo che abbia compreso, fin da subito, che quella che è caduta nel deserto non è una semplice meteora bensì una nave spaziale.

Figli dello spazio

E così il tempo è importante per il countdown finale per il lancio del razzo che l’alieno de I FIGLI DELLO SPAZIO vuole impedire o nel progredire della malattia dei due scienziati protagonisti di TARANTOLA e RICERCHE DIABOLICHE. E infine, cos’è la Creatura della Laguna Nera se non un essere proveniente dalla profondità del tempo? Tutte queste parole in libertà – e me ne scuso – servono a introdurre un vero e proprio genio del cinema di SF soltanto da poco rivalutato pienamente, si veda anche il logorroico libro scritto da Luigi Cozzi su di lui e sul produttore William Alland edito da PROFONDO ROSSO nel 2006 (JACK ARNOLD, WILLIAM ALLAND E IL GRANDE CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’UNIVERSAL NEGLI ANNI CINQUANTA).

Jack Arnold

Jack Arnold naque nel 1912 a New Haven nel Connecticut da una famiglia di immigrati russi. Aspirava a sfondare in teatro ma diventerà famoso al cinema.Della trentina di pellicole da lui girate solo 8 (9 se consideriamo anche la regia del CITTADINO DELLO SPAZIO del 1955 non accreditata) sono di fantascienza e ci interessano e sono tutte raccolte nella decade degli anni ’50, l’età d’oro del cinema di SF. In seguito si limitò a firmare la regia di numerosi telefilm televisivi. Ci ha lasciati nel 1992. Ricordiamo ancora LA VENDETTA DEL MOSTRO (REVENGE OF THE CREATURE del 1955 sempre in 3D), il seguito del MOSTRO DELLA LAGUNA NERA, e IL RUGGITO DEL TOPO (THE MOUSE THAT ROARED del 1959, commedia fantapolitica interpretata da uno strepitoso Peter Sellers).

Ma qui non voglio annoiare l’eventuale lettore con la storia della vita del regista o con il riassunto dei suoi film – se l’argomento dovesse interessare potrebbe essere oggetto di una futura disamina - semplicemente divertirmi ad analizzare alcuni degli elementi che caratterizzano la sua opera. Riprendiamo il discorso, allora. In fondo in tutte le pellicole citate sono presenti alieni provenienti dallo spazio profondo o dal passato della terra e anche la tarantola del film omonimo potrebbe considerarsi una sorta di mostro preistorico risvegliato dalla scienza poco accorta di uomini dediti alla ricerca a tutti i costi. Mi sembra ridondante citare le numerose pellicole del periodo nelle quali mostri preistorici o normali insetti ingigantiti da radiazioni atomiche o esperimenti sfuggiti di mano agli scienziati, mettono a dura prova la capacità del genere umano (e dei suoi eserciti) di affrontare minacce così “anomale”.

Destinazione terra

Potremmo ricordare IL RISVEGLIO DEL DINOSAURO di Eugene Louriè del 1953, GODZILLA di Inoshiro Honda del 1954 o ASSALTO ALLA TERRA di Gordon Douglas del 1954. Quindi il Tempo sembra uno degli elementi caratteristici della cifra stilistica del nostro autore. Non ci resta che considerare il film non ancora citato, forse il suo capolavoro assoluto e cioè RADIAZIONI BX: DISTRUZIONE UOMO (THE INCREDIBLE SHRINKING MAN) del 1957 tratto dal bel romanzo TRE MILLIMETRI AL GIORNO di Richard Matheson. Qui il protagonista Scott Carey viene investito da una misteriosa nebbia mentre è in barca al mare e da quel momento inizia a rimpicciolire. Ben presto diverrà talmente minuscolo che il gatto di casa o un ragno della cantina assumeranno la forma di mostri giganteschi contro i quali combattere per aver salva la vita.

3 millimetri al giorno

L’uomo inizia una nuova vita nascosto, appunto, nella cantina di casa, dimenticato da tutti (la moglie lo crede morto, divorato dal gatto) e imparerà ben presto ad accettare la sua nuova condizione. E il tempo che scorre impietoso lo vedrà rimpicciolire sempre più fin quasi a sparire del tutto. Ma non sarà così. Pur se infinitesimamente piccolo dinanzi a lui si aprirà un nuovo mondo nel quale vivere un’esistenza totalmente diversa da quella alla quale era abituato: il giardino di casa che Scott paragona alla “vasta maestà del creato.” “Sì, più piccolo, ma esisto ancora.” Sono le ultime parole che pronuncia prima di confondersi col suo nuovo habitat. Quindi ritorniamo allo Spazio, non più quello “siderale” ma quello interiore, quello che ognuno di noi ha in sé e che gli permette di sopravvivere a ogni avversità.

Il ruggito del topo

E’ forse questo il messaggio finale della pellicola: sebbene le sue dimensioni siano ormai infinitesimali, Scott è ancora vivo, pieno di voglia di proseguire il suo cammino sul pianeta Terra. E’ un po’ ciò che fanno gli altri protagonisti dei film di Arnold, come l’astronomo dilettante di DESTINAZIONE… TERRA! che attenderà speranzoso il ritorno degli alieni.

Alla domanda se essi siano andati via per sempre lui risponderà, infatti: “No, solo per adesso; non era ancora il momento di conoscerci. Ma seguiranno altre notti, e noi osserveremo le stelle finchè non tornino.”

Che differenza dall’ultima frase, molto più minacciosa e timorosa, de LA COSA DA UN ALTRO MONDO del 1951 (regia di Christian Nyby ma praticamente opera del grande Howard Hawks) quando il giornalista che ha assistito allo scontro fra gli uomini dell’avamposto fra i ghiacci e la creatura proveniente dallo spazio afferma alla radio: “…tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenti al cielo; dovunque, scrutate il cielo.”

Per concludere voglio solo aggiungere un piccolo consiglio rivolto a tutti gli appassionati che non hanno mai visto le pellicole citate: se potete, fatelo. Non scrutate il cielo, ma i DVD o le VHS con i film di Jack Arnold. Saranno forse pellicole “ingenue”, senz’altro dagli effetti speciali risibili in confronto a quelli ai quali siamo abituati oggi. Ma sono opere piene di fascino, passione e desiderio di esplorare il mondo che ci circonda e lo spazio tutt’intorno a noi e, soprattutto, sopra di noi.

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