Jan Dix

Altri due numeri e Dix l’investigatore dell’arte volge al termine, Jan Dix l’antipatico, l’indeciso o forse fin troppo deciso che ci ha portato a spasso per quasi due anni nel mondo dell’arte.
Dix è un personaggio complesso forse un antieroe, il suo scopo non è piacere ed essere amato come lo era per Napoleone di Carlo, Jan Dix è più preoccupato per la sua capacità di riuscire a provare sentimenti per occuparsi di piacere.
Dix è un adorabile 40enne che accetta le sue contraddizioni, tormentato ma vivo, forse solo un po’ troppo disincantato.
Dix a volte si ama a volte si odia, come con le persone reali. Dix è in edicola ogni 2 mesi ma questo è necessario per un fumetto lento (nel senso buono del termine) un fumetto che va gustato, che ha bisogno d’essere assimilato, che spesso va ripreso in mano perché tornano alla mente alcuni particolari che prima erano sfuggiti.

Dix è un noir psicologico, tentativo a mio parere ben riuscito, di avvicinare i lettori all’arte con un fumetto popolare.
Dix da la caccia a chi trafuga opere d’arte, e l’arte diventa il tramite, per la visione della realtà che lo circonda.
Tanto più un personaggio è complesso, tanto più tempo occorre per apprezzarne le doti, e due anni di uscite bimestrali per un totale di 14 albi sono davvero pochi, sia per la particolarità del personaggio che stiamo appena imparando a conoscere, sia per le meraviglie del mondo dell’arte che con l’aiuto di Ambrosini potremmo essere in grado d’apprezzare. Perché il fumetto è svago …ma se c’è di più, non guasta.

E’ brutto pensare che si preferisca cancellare la cultura dallo svago (come già fatto in gran parte con le tv) piuttosto che avvicinare il lettore a lei rendendola più intrigante meno noiosa, e Dix a pare mio questo compito lo ha assolto.
Con le sue storie Jan Dix ci ha avvicinato a personaggi insoliti per un fumetto:
Vermeer “ogni artista in fondo è un imitatore... alcuni artisti imitano la natura, altri guardando all’arte…” non stupirà scoprire in “Morte di un pittore” che ciò che Dix trova a Budapest non è una semplice imitazione dei quadri di Vermeer ma qualcosa che va oltre il senso comune della realtà.

Con “Nostra signora delle api” Dix disegnato alla maniera tipica di Bacilieri con grandi mani e occhi sempre sbarrati ci porta alla scoperta di una particolare Wunderkammer (camera delle meraviglie), con una storia che terrà fino alla fine col fiato sospeso.

Nostra signora delle api

Poi Hopper con “Una tragedia americana”, Hopper l’artista dell’attimo sospeso e Ambrosini che col suo Dix si diletta a immaginare l’evolversi di quell’istante in Hotel Room. Ecco forse sarebbe stata una buona idea anticipare Hopper con questo bel fumetto a quella vociante e annoiata scolaresca che visitava la mostra a Palazzo Reale a Milano, forse sarebbero stati maggiormente stimolati e incuriositi …. Perché del resto il compito del buon fumetto è anche educare, educare al piacere educare alla bellezza nel senso più ampio dei termini.

Hopper

“La guerra” e strane creature che si aggirano per Amsterdam, sono le creature di Henri Rousseau della sua pittura un po’ selvaggia. Creature che portano morte e starà a Dix e a colei che a mio parere rappresenta la sua più grande tentazione Vivi Hollert, scoprire chi anima questi stravaganti personaggi.

Rousseau

“La casa dell’impiccato” dove Dix catapultato nel 1906 si ritrova ad affiancare Paul Cezanne immerso nella natura, mentre cattura sulle sue tele l’emozione, e proprio Cezanne invitandolo a non temere la profondità lo aiuterà a ritrovare la memoria, bello anche l’omaggio a Simenon “Senza via di scampo”.

Cezanne

Sono convinta che il bel fumetto, il fumetto forse un po’ più impegnativo (sia per chi lo fa che per chi lo legge) nelle pagine del cosiddetto fumetto popolare possa riavvicinare un buon numero di lettori, o lettori nuovi come me che in genere prediligo le Graphic novel.

Mi piacerebbe ci fossero editori coraggiosi un po’ meno attenti ai numeri e un po’ più aperti alle novità, con la voglia di solleticare interessi diversi (certamente con numeri diversi), con la voglia di crescere altri modelli di lettori, e mi piacerebbe poter trovare un buon fumetto in edicola ogni mese o ogni due se il caso lo richiede.

Auguro ad Ambrosini di riuscire a trovare il modo, di proporci ancora le belle pagine di questo fumetto, un po’ fuori dagli schemi tradizionali, ma di cui tanto sentiremo la mancanza.

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