Se non siete collezionisti o appassionati recenti, avrete probabilmente sentito questi discorsi molte volte. Eppure io sono qui a ripeterli ancora, io Sig. Nessuno, piccolo collezionista, grande appassionato, sperando che ripetendolo sempre più spesso, tutti ce ne convinceremo.
In fondo essere grandi collezionisti significa spesso avere denaro da investire, ma tutti possiamo essere grandi appassionati. La passione non costa nulla.
Di cosa sto parlando?
Del collezionismo in toto, di quello dei fumetti in particolare, dove troppo spesso si dimenticano la passione e il piacere di leggere, di toccare con mano una piccola opera d'arte, o soltanto dei fogli di carta che ci ricordano emozioni passate, di quando eravamo più giovani e credevamo agli eroi.

Ce ne dimentichiamo perché i soldi, il valore dell'albo diventa più importante del contenuto, non cerchiamo/collezioniamo più ciò che ci piace ma ciò che tutti cercano, solo perché lo fanno tutti, tutti lo vogliono, ma essendo raro in pochi lo possono avere, e noi dobbiamo averlo, per poter dire “Io ce l'ho!”, “e tu no!” ma questo lo pensiamo solamente. Perché quando incontriamo qualcuno che ce l'ha anche lui in fondo un po' ci scoccia.
E così molte volte ci dimentichiamo che il fattore più importante dovrebbe essere il contenuto, non il valore economico. Il piacere di leggere la storia, l'emozione di vedere i disegni, ma anche perché no, il valore storico del personaggio o della serie o perfino il volume/albo in sé e per sé, edizione magari particolarmente curata o realizzata con metodi particolari.
Certo, impossibile negare che anche il solo possedere un pezzo raro provoca un gustoso egoistico piacere ma non dovremmo esserne vittima.
La soluzione a tutto ciò? Difficile dirlo.

Personalmente è la passione ancora grande per questo mondo ma soprattutto la sorpresa della scoperta, del lasciarsi non solo coinvolgere dalla ricerca spasmodica del pezzo mancante, ma anche la scoperta del mondo degli autori, di come nasce la storia, di vivere questo mondo a tutto tondo e di non lasciarsi sfuggire le occasioni di scoprire nuovi personaggi, nuove storie.
Sono praticamente nato a pane e Topolino, poi scoprii Dylan Dog e Nathan Never. Mi si aprì un mondo! Da allora leggo e ricerco un po' di tutto, a patto che mi interessi veramente. Da Flash Gordon a Naruto. Adoro Ken Parker e amo DevilMan. Mondi totalmente lontani, diversi ma capaci di trasmettere lo stesso piacere nel prendere in mano uno dei volumi e passare una mezz'ora a leggerlo.
E tutt'oggi rimango ancora stupefatto della facilità con cui sia possibile ancora sorprendermi con personaggi sconosciuti o magari trascurati (il classico “Non mi piace” quando sarebbe in realtà “Non lo conosco”). Anche disegnatori che ieri non sapevo neanche chi fossero e oggi mi affascinano.
Certo i gusti non si discutono. Ognuno di noi ha le proprie preferenze, frutto anche dei ricordi giovanili che ci legano a questo o quello. Poi possiamo non apprezzare la fantascienza o il fantasy.
Poi ci possono essere mille ragioni che ci tengono lontano da quel fumetto, magari apprezzato da molti ma odiato da noi.

Troppo spesso sento gente prevenuta, incapace di provare nuove esperienze, solo perché sconosciute, che rimane legata ai vecchi cliché, spesso oramai rinsecchiti e privi di qualsiasi spunto degno di nota (quante serie al giorno d'oggi sopravvivono per inerzia, riproponendo una dietro l'altra la solita storia e la solita minestra?).
E' il mondo conosciuto. Sappiamo cosa ci dobbiamo aspettare. Ciò da sicurezza.
Se appunto abbiamo sicurezze, spesso abbiamo certezze (“L'assassino è il maggiordomo!”) come ci possono ancora emozionare?
Quel volume che avete adocchiato in libreria ieri, e che poi avete lasciato lì...
Siete sicuri di non voler tornare a prenderlo?
Chissà, potrebbe sorprendervi.
Vi pare poco?

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