Max Friedman di Vittorio Giardino

Per noi appassionati, il dubbio se il fumetto debba essere considerato al pari delle arti cosiddette maggiori non c’è mai stato. La difesa è difficile ma non ci arrendiamo: l’indifferenza la combattiamo con la convinzione, lo scherno con la tenacia. A volte, qualche vittoria arriva anche. La mostra su Vittorio Giardino a Palazzo Vitelli di Città di Castello è stata un punto per noi. Gli “Amici del Fumetto” che hanno organizzato la manifestazione evidentemente ci hanno pensato bene: come fare a mostrare la vera essenza di un’arte poco compresa? Scegliendo un grande artista, anzitutto, e presentare le sue opere come meritano di essere presentate.

Arte

Una volta tanto, la mostra aveva proprio l’aria di una vera galleria d’arte. Il luogo scelto per l’esposizione, un cinquecentesco palazzo nel centro storico della città, faceva da splendida cornice all’evento, per quanto nessuno abbia avuto veramente il tempo di ammirarlo, incantato com’era dalle opere di Giardino. Allestita in una decina di sale percorribili in cerchio, era facile entrare in un vortice dal quale non si poteva più scappare. Finito il primo giro, era impossibile resistere e non fare il secondo, e poi il terzo, e poi il quarto…
La prima impressione è di quelle che colpiscono subito: la splendida cornice in cui si svolge, si mescola in maniera molto efficace con lo stile grafico di Vittorio Giardino, risultando sicuramente piacevole, quasi rilassante... Le figure pulite e precise delle tavole, i colori soffici ma vivaci sembrano quasi uscire dal foglio di carta e fondersi con gli affreschi delle pareti.
Le opere esposte erano qualche centinaio: quadri, non disegni. Ogni sala esponeva un tema o un personaggio specifico, ma la grande novità stava nel fatto che, in larga parte, le opere esposte non erano tavole prese dalle storie che conosciamo, ma serigrafie e disegni di grandi dimensioni, che, specialmente all’occhio del profano, si astraevano dal campo fumettistico per entrare definitivamente in quello artistico tout-court. L’orecchiuto Jonas Fink e il cupo Sam Pezzo riuscivano ad uscire dal ruolo di personaggi disegnati e diventavano espressione, significato a sé stante. Il gioco dei colori, unito al fascino retrò del tratto e dei temi giardineschi, riportava senza indugio a qualche corrente d’avanguardia del secolo scorso.


Anche gli spettatori si sono accorti che stavano assistendo a qualcosa di più di una mostra di tavole fumettistiche. Mentre giravo per la mostra, lo ammetto, non ho avuto occhi che per le opere di Giardino; dopo però mi sono soffermato un bel po’ al banco dove vendevano i portfoli e i cataloghi, per vedere che tipo di gente si fermava a guardare ed acquistare. Ebbene, i più ciechi e indifferenti erano proprio i collezionisti, che cercavano la tiratura limitata senza neanche vedere il contenuto di quello che compravano. La maggior parte, per fortuna, era invece gente chiaramente estranea al mondo del fumetto, famiglie o esteti solitari che sfogliavano le pagine con occhi luccicanti e che alla fine si acquistavano tutto, o erano combattuti per cercare di decidere cosa portarsi via con il budget a disposizione.
Devo essere sincero, la mostra mi ha spiazzato. Ero arrivato con l’idea di trovarmi davanti alcune tavole sparse che già conoscevo bene per aver letto più e più volte le storie da cui derivavano, e invece ho trovato ben altro. Ho capito solo dopo essere tornato a casa che, quello a cui ho assistito, è davvero quello che ci vuole per rendere degno riconoscimento non soltanto ai migliori artisti del nostro panorama fumettistico, ma anche al mondo del fumetto in generale.


Una nota particolare per quella che è sicuramente l'idea più originale della mostra, nata, come ho letto sul posto, da uno scambio di idee tra Magnus e Giardino: presentare le tavole in nuove forme alla ricerca di espressioni visive sempre più appaganti.
In particolare alla mostra si è pensato ad addensare insieme tutte le pagine di una storia fino a formare un unico grande componimento.... una storia appunto da leggere nelle pareti, proprio come i graffiti nelle grotte degli uomini preistorici o come gli affreschi che adornano le costruzioni nobili del periodo rinascimentale.

Altre idee sono state espresse, che magari verranno riprese anche da altri, segno importante che anche nel fumetto c'è la volontà di cercare nuove soluzioni, a volte rivoluzionarie, a volte innovative, a volte, perché negarlo, persino sciocche, per portare in questo mondo quelle correnti di cambiamento e volontà di stupire che da sempre contraddistinguono arti come cinema e letteratura.
Prima di chiudere i doverosi ringraziamenti allo stesso Vittorio Giardino per la gentilezza e la disponibilità dimostrata, un artista di cui spero leggerete presto le parole su queste stesse pagine.

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